| |
L'autonomia
cresce.
Gli zapatisti parlano così
Racconto di uno dei partecipanti
al progetto OventHack, nell'Aquascaliente
II di Oventic (Chiapas).
Dopo la marcia zapatista del marzo 2001 si
è creato quello che secondo me è un grande
equivoco conosciuto con il nome di «silenzio
zapatista». Nel nostro viaggio abbiamo spesso chiesto
perché questo silenzio, cosa volesse dire, quando si
sarebbe interrotto. L'inizio della risposta era puntuale:
«gli zapatisti non sono affatto in silenzio».
Come non sono in silenzio? non si legge un comunicato dai
giorni della marcia!!! E i nostri interlocutori iniziavano
pazientemente a spiegarci perché gli zapatisti sono
attivi e non sono affatto in un periodo di stasi |
 |
 |
| |
Infatti, come ci ha
spiegato anche il coordinatore del comitato educativo della
regione de «Los Altos» (dove si trova Oventic),
gli zapatisti hanno individuato 3 linee di azione: produzione
e commercializzazione, salute, educazione. Su
queste 3 linee di azione si basa il proseguimento della lotta
degli zapatisti e delle popolazioni indigene per il riconoscimento
del proprio diritto a vivere con dignità. Oltre a questo
gli zapatisti fanno un lavoro di denuncia continuo a proposito
dei soprusi e delle violenze che, sempre più spesso,
subiscono le popolazioni delle comunità da parte
di paramilitari messicani al soldo dei proprietari terrieri
e delle multinazionali.
E allora a partire dalle 3 linee di azione individuate dalle
comunità indigene, la curiosità ci ha spinto a
cercare di capire un po di più a proposito di queste
linee di azione. Eravamo lì per far funzionare il
laboratorio di informatica della scuola secondaria, per cui
la prima delle 3 linee con cui ci siamo rapportati è
stata ovviamente quella dell'educazione. Andando avanti
nel nostro lavoro e nella conoscenza ci sono saltate agli occhi
le similitudini tra le esperienze per la costruzione dell'autonomia
del popolo chiapaneco e le esperienze autogestionarie italiane
di questi ultimi quindici anni.
Riprenderò questo ragionamento più avanti, dopo
aver raccontato del nostro progetto e del contesto nel quale
si è sviluppato. Aiuterà a comprendere le similitudini
cui accennavo. |
 |
| |
OventHack:
un hacklab nella escuela secundaria rebelde zapatista
Nato per caso, il progetto è
figlio dell'attitudine alla condivisione dei saperi e
all'uso consapevole delle tecnologie tipiche della scena hackers
italiana.
Un gruppo di persone ha lavorato per far funzionare il laboratorio
di informatica della scuola secondaria dell'Aquascaliente di
Oventic, nella zona de los altos del Chiapas, ma soprattutto
ha costruito un primo momento di scambio tra la comunità
di Oventic e la scena hackers e mediattivista italiana riguardo
la questione del superamento del digital divide (divario elettronico)
e della formazione digitale. Il prossimo passo sar�probabilmente attivare un processo di formazione approfondito sull'uso del computer e della rete, oltre che sull'utilizzo del computer applicato ad aree disciplinari dal progetto didattico.
Tutto il lavoro si è svolto con il metodo del workshop.
Ogni attività è stata realizzata insieme agli
insegnanti della scuola, in modo che questi ultimi fossero in
grado di trasmettere ad altri la conoscenza acquisita. Hanno
partecipato alle attività anche alcuni studenti che da
quest'anno diventeranno «promotores» (insegnanti).
Questo mostra senza possibilità di equivoci che il
progetto didattico della scuola, come di tutto il programma
educativo, sia basato essenzialmente sulla condivisione dei
saperi.
Le attività hanno avuto luogo durante il mese di
agosto per circa venti giorni, in cui abbiamo dormito in un'aula
della scuola, ci siamo lavati per lo più nelle acque
del fiume adiacente il territorio dell'Aquascaliente, e, in
sostanza, abbiamo lavorato e vissuto insieme alle persone dell'Aquascaliente.
|
 |
| |
Il
laboratorio di informatica della scuola
Al nostro arrivo ad Oventic il promotores di informatica della
scuola, ormai chiusa agli studenti tornati a casa per le vacanze,
ci ha mostrato il laboratorio e ci siamo trovati davanti una
situazione di questo genere. Una grande stanza in cemento (come
il resto della scuola), in cui sono disposti lungo tutto il
perimetro una ventina di computer. La stanza viene usata, per
ora, per le riunioni del comitato di gestione della scuola,
per le proiezioni video, e ovviamente, come laboratorio informatico
per gli studenti.
L'impianto elettrico e' molto precario, ma ancora tiene, come
del resto il funzionamento della maggior parte dei computer.
La maggior parte dei computer sono stati inviati da nord americani,
con i relativi software e tastiere in inglese, e pertanto con
configurazioni non troppo adeguate alle esigenze della scuola.
Le venti macchine sono per la maggior parte pentium 100 (abbastanza
vecchie), qualche 486 e 386 (ancora più vecchie) e 4
pc più potenti. Molti PC non hanno il lettore cd, e il
floppy è rotto, alcuni hanno la scheda di rete (ma non
e' detto che funzioni). Ci sono almeno 3 stampanti e uno scanner
funzionanti.
Il sistema operativo è Windows
95 e 98, i componenti software sono spesso mal installati.
Buon lavoro... :-) |
| |
|
| |
Le
nostre attività A
questo punto abbiamo chiesto: "cos'è che volete
che facciamo per prima cosa?" la risposta è stata
molto semplicemente "far funzionare i computer!" Ovvio!
Per prima cosa abbiamo iniziato a selezionare ciò che
era utilizzabile. Per questo abbiamo creato un banco di prova
nel quale è stato provato tutto l'hardware presente.
Risultato: almeno una decina di monitor e qualche pc buttati
(«basura digitale»), e rispediti al mittente,
cioè in nord-america, con il camioncito della carovana
educativa Zapatista organizzata da School for Chiapas, che fa
un gran lavoro per aiutare lo sviluppo del programma educativo.
Purtroppo gli studenti hanno iniziato ormai a fare pratica con
i prodotti Microsoft, è per questo motivo che, come ci
ha richiesto l'insegnante di informatica, abbiamo deciso di
lasciare Windows (dopo aver installato la versione spagnola)
sulle vecchie macchine e installare in tre computer Linux. Su
uno di questi computer abbiamo montato anche il server web e
il server di posta elettronica. Naturalmente i computer sono
stati messi in rete locale, affinché potesse essere condiviso
il lavoro dei vari studenti.
Parallelamente al lavoro di check, installazione, e configurazione
dei software e hardware necessari, e' iniziato il lavoro di
formazione di alcuni studenti che dall'apertura del nuovo
anno scolastico inizieranno la propria avventura come insegnanti.
Le attività di formazione sono state relative a:
- informatica di base;
- editor di testo;
- scrittura ipertestuale;
- struttura della rete;
- uso della posta elettronica;
- costruzione di pagine web.
All'insegnante è stato fatto anche
un breve corso sulle basi di linux.
«Muy interesante» è stata una delle frasi
più pronunciate da promotores e studenti della scuola,
man mano che aumentavano le loro competenze e scoprivano nuovi
possibili usi dei computer .
Nel frattempo abbiamo cercato di creare una rete di persone
(italiani, messicani, indigeni, internazionali disponibili)
che si potessero occupare di proseguire il lavoro e di sviluppare
ulteriormente il progetto, lavorando tra le altre cose alla
costruzione della connessione internet via radio, vista l'impossibilità
di una connessione telefonica. La risposta è stata positiva.
Diverse persone, che già in qualche modo sono interessati
al digitale, hanno dato la propria disponibilità a proseguire
il lavoro insieme a noi. In particolare alcune persone a San
Cristobal si son dette disponibili a dar vita ad una sorta
di help desk per il laboratorio della scuola.
|
| |
|
| |
Autogestione
e autonomia: similitudini e differenze
Ora che è più chiaro il contesto in cui sono nate
le riflessioni riguardo le similitudine del percorso autogestionario
italiano e il progetto di autonomia in Chiapas, vorrei renderne
espliciti i motivi, o per meglio dire le attività che
hanno dato vita a queste riflessioni. Per
via della natura del nostro progetto, abbiamo potuto avere
un punto di vista privilegiato riguardo il funzionamento del
Programma Educativo Zapatista. Ogni Aquascaliente (sono
5, vedi la scheda) ha una scuola, quella di Oventic è
l'unica secondaria, ed è molto importante perché
è deputata a formare gli insegnanti delle altre scuole.
Benché il progetto didattico complessivo sia ancora
in fase di definizione, sono evidenti gli obbiettivi generali:
combattere l'analfabetismo, tuttora altissimo nelle
comunità, e fondare un sistema scolastico che faccia
tesoro del sapere delle comunità indigene anziché
ignorarle, quando non osteggiarle apertamente, come viene
fatto dal sistema scolastico statale. In sostanza le comunità
si propongono di costruire una educazione alternativa,
di qualità, aperta a tutti, nelle proprie comunità.
Le risorse per il sostentamento degli insegnanti e degli studenti
è garantito, almeno in Oventic, dalle famiglie degli
studenti che si sobbarcano l'onere di donare 150 tostadas
(il pane di mais) ciascuna come contributo per la scuola.
Molte sono anche le organizzazioni internazionali che contribuiscono
anche economicamente alla costruzione ed al mantenimento delle
scuole.
Le pratiche e le motivazioni non sono forse del tutto simili
a quelle che inducono centinaia di persone a dar vita alle
decine di corsi nei centri sociali italiani? Non è
forse sulla condivisione dei saperi che si basano questi corsi?
Non è forse sul tentativo di recuperare e trasmettere
saperi diffusi, che altrimenti andrebbero perduti, che nascono
questi progetti educativi?
Certo, il contesto è assolutamente differente. Le comunità
indigene del Chiapas traggono la necessità di un proprio
sistema didattico autonomo dalla situazione di analfabetismo
in cui versa la maggioranza della popolazione, e dall'assoluta
inadeguatezza del sistema scolastico statale, oltre che dalla
volontà di valorizzare il sapere centenario della cultura
maya.
Al contrario le motivazioni che muovono i vari centri sociali
ad organizzare e promuovere le decine di corsi e di occasioni
di condivisioni di sapere sono da rintracciare nell'insoddisfazione
per un sistema educativo dominante (sia esso pubblico che
privato) che non è adeguato a colmare il bisogno di
conoscenza della gran parte della popolazione studentesca,
né ad accogliere al proprio interno le istanze di condivisione
di chi tenta di praticare i percorsi della condivisione e
dell'apprendimento collaborativo. E tutto sommato anche le
modalità di finanziamento delle scuole, meglio: laboratori
nel caso dei centri sociali, sono sostanzialmente basati sui
contributi per lo più volontari dei partecipanti ai
corsi e sulle sottoscrizioni di singoli e associazioni che
sostengono il progetto.
Un'altra delle linee di azione delle comunità consiste
nella "Produzione e commercializzazione". Sarebbe
a dire valorizzare le capacità di produzione che
le comunità hanno già, dal caffè all'artigianato
locale, costruendo strutture di lavoro collettivo e commercializzando
direttamente i prodotti del proprio lavoro.
Questo si sta traducendo concretamente nella costruzione di
cooperative di produzione e commercializzazione. E' il caso
delle cooperative di produzione di caffè che lavorano
con il circuito internazionale del commercio equo e solidale,
chiamato in spagnolo più semplicemente justo, o delle
cooperative delle "mujeres zapatistas" che commercializzano
prodotti tessili ed artigianali, in "tiendas" (negozi)
all'interno delle Aquascalientes ma anche distribuendoli nei
negozi disponibili perchè solidali o perchè,
in definitiva, il turismo messicano ha tutto da guadagnare
dallo zapatismo.
Il processo è abbastanza agli inizi e, a mio parere,
molti dei problemi che stanno incontrando gli zapatisti sono
dovuti dall'affrontare i meccanismi del mercato, che per quanto
si voglia "surfare" o esserne a cavallo indubbiamente
necessitano perlomeno di un riadeguamento del proprio modo
di relazionarsi al mondo.
Chi ha qualche anno di esperienza e un po' di memoria ricorderà
le pratiche e i dibattiti che hanno attraversato le situazioni
autogestite, ma non solo, a proposito dell'autoproduzione
e della sperimentazione relativa all'impresa politica e alla
cooperazione sociale.
Anche nel caso del percorso italiano il tentativo era, e per
certi versi è ancora, quello di valorizzare le capacità
produttive e di cooperazione dell'ambito autogestionario per
sottrarlo quanto più possibile ai meccanismi del dominio
e del mercato capitalistico. Anche nel caso italiano, che
peraltro è iniziato prima del percorso delle comunità
indigene del Chiapas, l'empasse in cui si trova è causato,
tra altre motivazioni nelle quali non è il caso che
mi addentri ora, dalle difficoltà di trovare reali
spazi di liberazione, evitando le infinite trappole che rendono
la cooperazione sociale una schiavitù e un ulteriore
motivo di autosfruttamento invece che, appunto, un percorso
di liberazione.
Come nel caso del sistema educativo, anche in questo caso,
le motivazioni di partenza sono assolutamente differenti.
Da una parte le comunità del Chiapas che con la produzione
e commercializzazione vedono una possibilità concreta
di sopravvivenza, oltreché una modalità di produzione
che tenga conto della dignità indigena. Dall'altra
il tentativo di una piccola parte della società civile
italiana che con una certa dose di coraggio e spensieratezza
sperimenta modalità produttivo-relazionali che possano
costituire un'alternativa praticabile al modo di produzione
dominante.
Per ultimo, in questo parallelo forse un po' azzardato, vorrei
affrontare i meccanismi di funzionamento dell'Aquascaliente,
in particolare l'unica in cui sono stato, Oventic, confrontandoli
brevemente con quelli di un centro sociale italiano.
Innanzi tutto la funzione. Un'Aquascaliente è un centro
politico, culturale, e sportivo (gli zapatisti ci tengono
che non si dimentichi questo aspetto, hanno costruito infatti
un campo da basket). Un centro sociale, sebbene ne esistano
con diverse impostazioni, e sebbene sia diverso lo stesso
modo di percepirsi da parte degli occupanti, è indubbiamente
un centro culturale (corsi, concerti, rassegne cinematografiche),
un centro politico (quasi sempre i centri sociali italiani
sono attivi nelle iniziative del movimento italiano a vari
livelli).
Il funzionamento di entrambi è demandato al volontariato
dei militanti. In entrambi i casi ci sono attività
legate alla socialità, alla produzione di idee, all'iniziativa
politica. Il sostentamento a coloro che «gestiscono» l'Aquascaliente
è garantito dai contributi che vengono distribuiti
in funzione delle esigenze di ciascuno. Così come in molti centri sociali
italiani alcuni lavori sono rimborsati (la cucina, la birreria,
alcuni corsi, etc.). E' da notare che la modalità di
distribuzione dei rimborsi è diversa: nel caso dell'Aquascaliente
è basata sulle esigenze della persona (cibo, vestiti,
etc.), mentre nel caso dei centri sociali la modalità
mi sembra più legata al lavoro svolto.
A questo punto si dirà: «e allora?
Che ce ne facciamo di queste similitudini?».
E allora forse le due realtà, fatte le dovute differenze
(insisto), potrebbero guardarsi vicendevolmente aiutandosi
e scoprendo dove i rispettivi percorsi possono incontrarsi
ed eventualmente evitare di ripetere gli errori già
commessi.
Il fatto che gli zapatisti abbiano deciso di aprirsi alla
modernità («subimos a la modernidad»),
li costringe a confrontarsi con una serie di problemi assolutamente
non contemplati nella vita delle persone di quella regione
prima d'ora. Un esempio su tutti: la plastica. In tutta la
regione de Los Altos non è inusuale imbattersi in discariche
ai bordi della strada piene di plastica, come non è
inusuale sentire l'odore di plastica bruciata. L'attenzione
dei centri sociali a questo genere di problemi è maggiore,
ma d'altra parte in Italia sono decenni che si usa la plastica,
ed abbiamo avuto non pochi problemi di inquinamento causati
proprio dai derivati plastici del petrolio. In questo senso
si potrebbe tentare di aiutare le Aquascalientes ad accelerare
il processo di sensibilizzazione relativamente ai problemi
legati all'ecologia.
D'altra parte gli zapatisti traggono proprio dalle motivazioni
alle loro azioni - possibilità di sopravvivenza e di
vita dignitosa da indigeni -, un rigore ed un rispetto per
le persone che è assolutamente non comune nei centri
sociali italiani. E' evidente che l'urgenza di battersi per
la propria sopravvivenza è sconosciuta a noi cittadini
del nord. In questo caso sono gli zapatisti che potrebbero
aiutare i centri sociali ad imparare il senso del rispetto.
E perché no, anche del rigore nell'impegno e nelle
proprie azioni.
Va detto, ad onor del vero, che in entrambi i casi meccanismi
burocratici e verticistici si rintracciano nei comportamenti
e nella vita quotidiana delle Aquascalientes zapatiste e dei
Centri sociali italiani. Ma mentre nel caso zapatista ciò
è spesso da imputare a questioni legate alla sicurezza ed incolumit�delle persone, nel caso dei centri sociali ciò
avviene il più delle volte per inerzia e mancanza di
energia nell'affrontare modalità che purtroppo appartengono
alla nostra storia di umani intrisi di capitalismo.
Infine è giusto riconoscere che l'emergere della rivolta
zapatista, con le sue caratteristiche di discontinuità
con le precedenti esperienze di rivolta e di guerriglia nel
sud america, hanno ridato una prospettiva politica a quelle
realtà autogestionarie che da anni avevano intrapreso
la complicata via dell'autogestione. E d'altra parte è
innegabile che le realtà autogestite italiane, proprio
per l'impulso di energia che hanno ricevuto dalla rivolta
zapatista, sono state tra le più sensibili nell'appoggiare
la lotta del popolo del Chiapas.
In sostanza si tratta, a mio modo di vedere, di due realtà
che si guardano a distanza e possono trarre forza anche l'una
dall'altra. |
| |
|
| |
Link utili
|
|
|
|
 |
Come potete
aiutarci
Aiutare noi significa aiutare gli indigeni
del sud-est messicano a rendersi autonomi.
E' per questo motivo che invitiamo a porre
dei link al sito della sistema educativo del los altos:
www.serazln-altos.org

|
 |
| |
| spagnolo
e tsotsil
Andare ad imparare spagnolo
e tsotsil nella scuola è un'ottima occasione per
conoscere da vicino la vita della comunità. Inoltre
è un modo per contribuire anche economicamente al sostentamento
della scuola. Per maggiori informaizoni è possibile
visitare
il sito.
Denaro
Potete sottoscrivere i vostri contributi
in denaro versando sul
C.C.P. 61804001
intestato a Radio Onda Rossa, via dei Volsci 56 00185
- Roma,
specificando nella causale del versamento "progetto hacklab
in Oventic".
Idee e consigli
Contattaci
|
| |
 |
|
|